Ultima modifica: 25 luglio 2013

Territorio

Il Territorio di Monsummano Terme

L’Istituto Comprensivo “Walter Iozzelli” ha come bacino d’utenza la parte sud del comune di Monsummano Terme e precisamente le frazioni di Cintolese, sulla strada statale Francesca, Bizzarrino, al confine del comune di Larciano, Montevettolini, borgo di notevole importanza storica e paesaggistica.

Desideriamo inoltre fornire informazioni su Monsummano Terme.  

 

Basilica della Fonte Nuova

Il territorio comunale si trova nella parte centro-orientale della Valdinievole ed è delimitato a nord dalle colline del Montalbano, a sud dalla zona umida del Padule di Fucecchio, ad ovest dalla sponda orientale della Piana di Lucca e ad est dalle zone semi-collinari del comune di Larciano. Data la vicinanza con il Padule, riserva naturalistica importante per la ricchezza della flora e della fauna e luogo di incontro per ammiratori del birdwatching, i corsi d’acqua sono molto brevi; si ricorda soltanto il Candalla, piccolo corso d’acqua che scorre nel centro cittadino. I rilievi montuosi sono costituiti dall’estremità della catena del Montalbano, sui cui poggi si trova anche il famoso borgo di Vinci e da Monsummano Alto, posto alla sommità del Colle omonimo, alto circa 340 metri, dall’inconfondibile forma per le sue caratteristiche cave, ormai in disuso, che hanno conferito al fronte della montagna una innaturale ripidità.

In epoca etrusco-romana tutta la Valdinievole doveva essere un luogo per lo più di transito, con alcuni zone di sosta sacre, come testimonia un bronzetto del III secolo a.C. di Ercole promachos, trovato nel 1887 a Castelmartini ed oggi al Museo della città e del territorio. Risalgono all’epoca romana alcuni siti archeologici (Villa San Paolo al Pozzarello, di Vaiano e Segalare), alle pendici del Montalbano.

L’insediamento del castello di Monsummano Alto, secondo alcune considerazioni sulla topologia, si ritiene che risalga al 1005. Il castello fu al centro delle lotte tra fiorentini e lucchesi, con la definitiva conquista da parte dei primi nel 1331. La zona pianeggiante era invece paludosa (ne rimane memoria nel vicino Padule di Fucecchio), e solo nella seconda metà del XVI secolo, con la costruzione delle varie fattorie e ville granducali nella zona, se ne avviò la bonifica, che permise l’insediamento umano.

La città bassa risale soprattutto al XVII secolo, quando, dopo la miracolosa apparizione della Vergine del 9 giugno 1573, il Granduca Ferdinando I fece avviare la costruzione del Santuario della Madonna della Fontenova (1602-1605) e di altri edifici destinati all’accoglienza dei pellegrini, come l’Osteria dei Pellegrini, oggi sede del Museo della città e del territorio e della Biblioteca Comunale.

Nel corso del XIX secolo Monsummano Terme sviluppò una certa importanza a livello politico e letterario, grazie all’apporto di Ferdinando Martini, la cui ultima dimora è oggi sede del Museo di arte contemporanea e del Novecento, e di Giuseppe Giusti, poeta facente parte della schiera dei “favorevoli all’Italia Unita”, di cui oggi si conserva la casa natale e un monumento commemorativo al centro della piazza a lui dedicata che, particolarmente, rivolge “le spalle” alla chiesa, simboleggiando la sua avversione per il clero.

Con il plebiscito del 1860 la Toscana decise la sua annessione alla Monarchia Costituzionale, poi Regno d’Italia. Monsummano, oltre che essere stata per tempo al centro di uno dei più importanti distretti calzaturieri italiani (dagli anni Venti del Novecento) è anche, dal XIX secolo, città termale con due grotte naturali: la Grotta Giusti e la Grotta Parlanti. La città, dopo aver subito un flusso emigratorio con l’avvento del fascismo (quando partì la famiglia di Yves Montand), divenne luogo di immigrazione negli anni 1951-1961, soprattutto dal Sud Italia, passando rapidamente da 9.708 abitanti (nel 1951) a 11631 (nel 1961), grazie all’attrazione del settore calzaturiero. 

 

Cintolese

 

Piazza della Chiesa di Cintolese

Nella seconda metà del settecento la zona dove sorge la frazione di Cintolese fu interessata dalle opere di bonifica volute dal Granduca Pietro Leopoldo, che permisero il prosciugamento di vari terreni paludosi.

Nell’area di colmata della tenuta del Terzo si stabilirono ben presto alcuni insediamenti, che vedevano nelle terre risanate nuove possibilità di lavoro nello sviluppo delle attività agricole. Nel 1781 vi fu istituita una nuova parrocchia ed edificata una nuova chiesa, che fu intitolata a San Leopoldo Confessore in omaggio al granduca Leopoldo che lo annoverava tra i suoi antenati. La frazione prende il nome dal “rio Citaresi” vicino alla zona di colmata. Il borgo rurale di Cintolese si sviluppò ulteriormente tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

La costante crescita demografica favorì la costruzione di case, di edifici scolastici e di nuove vie di comunicazione. Da centro a forte densità mezzadrile, qual era alla fine del Settecento, dove una delle poche attività artigianali era la lavorazione del sarello, Cintolese si è trasformata in una zona industriale.

Come altre zone della Valdinievole, il paese ha pagato un terribile contributo durante la seconda guerra mondiale nell’Eccidio del Padule di Fucecchio (23 Agosto 1944).  

 

Montevettolini

Vista di Montevettolini

Alle falde nord occidentali del Montalbano, a poco più di quattro chilometri dal centro di Monsummano Terme, sorge il borgo di Montevettolini, arroccato sulla sommità del colle, a 187 metri sul livello del mare.

Fondato intorno al XII secolo il castello ebbe subito una vita fervida e ricca, animata tra l’altro dall’attività delle dodici confraternite del paese, e divenuta ancora più prospera quando i primi granduchi medicei elessero Montevettolini a luogo di sosta per la caccia. Alla fine del XVI secolo Ferdinando I incaricò Gherardo Mechini e Domenico Marcacci di costruire la possente villa, oggi di proprietà dei principi Borghese, che domina il paese dall’estremità occidentale della cinta muraria.

Negli anni in cui fu frequentato dalla corte medicea, il borgo si arricchì di sontuose dimore patrizie, molte delle quali conservano pregevoli opere d’arte. Si ricordano le case Mimbelli, Tonini, Bardelli, Barbacci e Bargellini. Nel tessuto urbano del borgo si individuano ancora le tracce del suo primitivo impianto medievale, riconoscibile nell’”isola” quadrata sul lato occidentale della piazza della chiesa, proprio di fronte all’antico Palazzo Comunale. A difesa del castello si elevavano sei torri, cinque a pianta quadrata ed una ottagonale, detta “dello Sprone” o “delle Murina”, ad ovest, subito sotto l’abitato. Davano accesso al paese tre porte: quella “del Montaletto”, distrutta nel 1830, quella “del Vicino”, a nord, detta anche “del Malvicino” e poi “dei Barbacci”, l’unica che si conserva ancora integra, e la porta detta “del Cantone”, che fu inglobata nella villa medicea. La stessa sorte subì anche la rocca che dominava dall’alto il paese.

L’edificio dell’antico Palazzo Comunale, che dal XIII secolo rappresentò il potere politico ed amministrativo del castello, conserva intatta la suggestione del suo glorioso passato. Sulla facciata sono affissi gli stemmi del podestà. Ampliata nel corso dei secoli con l’aggiunta delle due navate laterali e del loggiato esterno, la chiesa fu elevata a pievania dopo la soppressione della pieve di Vaiano, nel 1449, quando prese anche la dedicazione a San Lorenzo. L’aspetto attuale della chiesa si deve alla ristrutturazione operata da Vittorio Anastagi a partire dal 1733. All’interno fu allestito il prezioso altare maggiore in marmi policromi, opera di Bartolomeo Moisé da Seravezza, mentre le pareti furono arricchite da decorazioni in stucco e dagli affreschi firmati nel 1740 da Felice Balsan, un modesto pittore originario dell’isola di Malta.